Expertise di una tela di scuola lombarda del XVIII secolo
I proprietari del dipinto hanno chiesto uno studio della tela per contestualizzarla geograficamente, cronologicamente e verificare un’attribuzione del passato riferita a Giovan Battista Tiepolo.

Soggetto: San Girolamo confortato dagli angeli
Attribuzione: scuola lombarda
Epoca: metà del sec. XVIII secolo
Tecnica: olio su tela
Misure: ingombro cm 85x132h
Stato di conservazione: si rilevano diffuse abrasioni superficiali, assottigliamenti della pellicola pittorica nella zona superiore e lungo i margini, cadute di colore, ossidazione della vernice e usura generalizzata compatibile con l’età dell’opera. Si rileva l’avvenuta composizione direttamente sulla tela senza la stesura della base preparatoria in gesso.
Descrizione iconografica
Il dipinto raffigura San Girolamo in età avanzata, con il corpo seminudo e avvolto da un drappo azzurro–verde, nell’atto di ricevere conforto da figure angeliche.
Il Santo è rappresentato seduto, in posizione diagonale, con la muscolatura evidenziata da un modellato vigoroso e da una resa anatomica accentuata. Accanto a lui compare una figura femminile angelicata, avvolta in un ampio manto rosso, cromaticamente dominante nella composizione.
Sul fondo si sviluppa un’ambientazione architettonica classicheggiante con colonne e masse murarie, mentre nella parte superiore due putti in volo emergono da una luminosità dorata.
In primo piano sono collocati attributi simbolici:
- il teschio, tradizionale memento mori associato al Santo;
- l’elmo rosso, abbandono delle vanità e rinuncia al potere e alla gloria terrena;
- il libro, sapienza teologica intesa come conoscenza delle Sacre Scritture;
L’impianto compositivo è teatrale, con forte costruzione diagonale e articolazione scenografica dello spazio a denotare la difficoltà ad abbandonare i modelli compositivi barocchi della fine del ‘600.

Analisi stilistica
L’opera presenta caratteri coerenti con la scuola lombarda del XVIII secolo, in particolare:
- Impostazione scenografica e gusto per la monumentalità figurativa;
- Cromia calda e contrastata, con prevalenza di rossi intensi e azzurri profondi;
- Modellato plastico delle figure, con accentuazione chiaroscurale;
- Influssi tardo-barocchi ancora evidenti, pur con una progressiva semplificazione formale tipica del pieno Settecento lombardo.
La resa anatomica del Santo e la teatralità compositiva rimandano alla tradizione pittorica lombarda sviluppatasi tra area milanese e bergamasca, con ascendenti riconducibili alla cultura figurativa di fine Seicento ma evoluta in senso più decorativo nel corso del XVIII secolo.
La qualità esecutiva appare di buon livello, pur con alcune disomogeneità dovute allo stato conservativo.

Considerazioni critiche
La tipologia sagomata del supporto suggerisce una probabile destinazione originaria quale elemento di arredo liturgico verosimilmente inserito in una macchina d’altare, in una cappella laterale o in una struttura lignea sagomata.
L’impostazione iconografica, con forte accento emotivo e scenografico, risponde alla sensibilità devozionale post-tridentina ancora viva nel contesto lombardo del XVIII secolo.
Attribuzione
Alla luce degli elementi stilistici, iconografici e tecnici osservabili e in assenza di elementi documentari o di confronti puntuali che consentano una più circostanziata assegnazione a una bottega o a un autore specifico l’opera può essere riferita alla scuola lombarda del pieno XVIII secolo, si potrebbe ipotizzare un autore formatosi su una tradizione milanese tardo-barocca, aggiornata su modelli decorativi settecenteschi diffusi tra Milano, Bergamo e l’area prealpina.
Questa attribuzione è avvenuta attraverso il confronto con i seguenti artisti:
Area milanese – tardo barocco
Francesco Cairo, per la drammaticità della figura del Santo, la resa anatomica accentuata e il chiaroscuro marcato. Il volto scavato e la tensione emotiva richiamano la tradizione del Cairo, ancora influente nel Settecento lombardo.
Stefano Maria Legnani, per la morbidezza delle figure angeliche e la costruzione scenografica verticale. La presenza di putti sospesi in una luce dorata rimanda alla sua cultura decorativa.
Area milanese–comasca
Giovanni Battista Crespi, non per contiguità cronologica ma per la persistenza, in area lombarda, di un pathos devozionale intenso e di un modellato energico derivante dalla sua lezione.
Area bergamasca
Giovanni Battista Tiepolo, pur trattandosi di artista veneziano, la sua influenza in Lombardia nel pieno XVIII secolo fu significativa. La luminosità nella parte superiore e l’ariosità dei putti possono richiamare, in forma più contenuta, modelli tiepoleschi.
Francesco Capella, per l’impostazione teatrale e la costruzione diagonale della scena.
Area milanese – pieno Settecento
Carlo Innocenzo Carloni, per la componente decorativa e per l’articolazione scenografica dello spazio architettonico.
Conclusioni
Alla luce di quanto è emerso nel corso dello studio di questa tela possiamo dire con certezza che l’attribuzione tramandata all’interno della famiglia dei proprietari e riferita al noto pittore veneto Giovanni Battista Tiepolo, si può considerare generosa ma non priva di fondamento.
La dominazione veneziana dell’area bergamasca, conclusasi nel 1797 con il Trattato di Campoformio ha certamente veicolato indirettamente parte della sua lezione sul piano del gusto e del linguaggio.